Poesia americana: Billy Collins, di Lisa Sammarco

Affido questo mio esordio in “Altre letterature” a Billy Collins, poeta americano e mia recente scoperta. Lo faccio per due motivi. Il primo riguarda il senso che voglio dare quando dico “mia recente scoperta” col quale vorrei introdurvi a quella che è semplicemente una mia piccola passione, quella di esplorare il mondo della poesia americana. Dunque ciò che farò sarà semplicemente coinvolgervi nel mio girovagare proponendovi mano a mano gli autori che in qualche modo sono riusciti ad attirare la mia attenzione.
Billy Collins me lo sono ritrovato fra le mani affidando la mia decisione di acquistare un paio di suoi libri ad una piccola nota scritta da una studentessa che ne suggeriva la lettura. Il post-it era, insieme ad altri qui e là, attaccato ad uno scaffale di una piccola libreria di Harvard. Qui aprirei una piccola parentesi per chiarire che negli Stati Uniti ci sono stata solo due volte, la seconda e per ora ultima, un mese fa e vorrei anche chiarire che dentro quella libreria io vi sono entrata con lo stessa aria sognante che avrete di sicuro visto sul viso della Audrey Hepburn quando guardava le vetrine di Tiffany. Essere lì, dove le fragranze di carta e vecchi legni si mescolavano in una profumazione inebriante, mi è sembrato un sogno di cui già credo di essere purtroppo dipendente.
Quelle piccole note hanno subito attirato la mia attenzione. Non erano dotte recensioni, ma semplici annotazioni di una lettura fatta nella propria stanza, o mentre si era in viaggio in metropolitana,o in un momento di solitudine. Erano note di sensazioni smosse.
Mi sono sembrate un bel modo di proporre dei testi senza imporre nessuna rotta. Che è poi il mio stesso proposito in “Altre letterature”.
Il secondo motivo è che Billy Collins e la sua aria un po’ sorniona mi sembra perfetto per rappresentare colui che forse nel nostro immaginario avremmo voluto come nostro insegnante al liceo.
Il suo impegno nel diffondere la poesia nelle scuole, accorciandone la distanza che c’è fra questa e gli studenti e che spesso in questi anni diventa pari a infinito, non può non riportarci alla mente il professore John Keating di quel “L’attimo fuggente” che con quel suo modo strampalato di insegnare riuscì perfino a far riemergere Whitman ed eleggerlo compagno degli allora adolescenti, tanto che prima di addormentarsi si associavano col cuore a quella “Setta dei Poeti Estinti”forse recitandone un verso.
Dunque Billy Collins è un poeta senza muffa, o ragnatele, un poeta che pur col garbo un po’ english esce dagli schemi senza sconvolgerli, e che come poeta e come insegnante preferisce fare da polo catalizzante piuttosto che deflagrare mandando tutto in mille pezzi .
Billy Collins, nell’introduzione della antologia “180 poems”, fa una terribile e forse quanto mai esatta affermazione “la poesia muore al liceo”. Muore soffocata il più delle volte dalla fredda analisi che se ne richiede. Da lui quindi, poeta laureato dal 2001 al 2003, nasce una bellissima, a mio parere, iniziativa promossa dalla Library of Congress con cui si chiede agli studenti semplicemente di ascoltare ogni giorno prima dell’inizio delle lezioni una poesia di un poeta contemporaneo.
Da qui le antologie da lui curate di centottanta poesie, tante quanti sono i giorni di un anno scolastico.

 

Introduction to Poetry

I ask them to take a poem
and hold it up to the light
like a colour slide

or press an ear against its hive.

I say drop a mouse into a poem
and watch him probe his way out,

or walk inside the poem’s room
and feel the walls for a light switch.

I want them to waterski
across the surface of a poem
waving at the author’s name on the shore.

But all they want to do
is tie the poem to a chair with rope
and torture a confession out of it.

They begin beating it with a hose
to find out what it really means.

Billy Collins©.

Introduzione alla Poesia

Io chiedo a loro di prendere una poesia
e di metterla contro luce
come una diapositiva

o accostare con forza un orecchio al suo bisbiglìo.

Io dico fate scivolare un topo in una poesia
e guardate il modo in cui cerca la via d’uscita

o camminate dentro la stanza della poesia
e sentite le pareti per non più di un istante

Io voglio che loro facciano sci d’acqua
sulla superficie di una poesia
salutando il nome del poeta sulla riva.

Ma tutto quello che loro vogliono fare
è legare la poesia alla sedia con una fune
e torturarla fino a farla confessare.

Iniziano a colpirla con un tubo
per tirare fuori quello che la poesia vuol dire.

Questo suo sforzo per abbattere le barriere di cui, a torto o a ragione, la Poesia sembra a volte circondarsi aleggia in tutta la sua poetica.
Gran parte dei testi di Billy Collins sono permeati da una dolce e delicata ironia, spesso surrealista nelle immagini e nelle metafore, scherzosa e disarmante perfino con i temi classici della poesia, tanto che essi perdono la loro estraneità al vivere quotidiano ma ne diventano componenti spesso tangibili. Gli oggetti, le piccole abitudini con cui conviviamo, i gesti inconsapevoli con cui comunichiamo diventano nascondigli da cui i versi ci spiano, ridendo di noi o rattristandosi con noi.
È uno sguardo il suo garbatamente dissacrante, in cui il malinconico divenire dell’Essere riacquista una dimensione umana a cui anche la poesia deve sottostare.

Forgetfulness

The name of the author is the first to go
followed obediently by the title, the plot,
the heartbreaking conclusion, the entire novel
which suddenly becomes one you have never read,
never even heard of,

it is as if, one by one, the memories you used to harbor
decided to retire to the southern hemisphere of the brain,
to a little fishing village where there are no phones.

Long ago you kissed the names of the nine Muses goodbye
and watched the quadratic equation pack its bag,
and even now as you memorize the order of the planets,

something else is slipping away, a state flower perhaps,
the address of an uncle, the capital of Paraguay.

Whatever it is you are struggling to remember
it is not poised on the tip of your tongue,
not even lurking in some obscure corner of your spleen.

It has floated away down a dark mythological river
whose name begins with an L as far as you can recall,
well on your own way to oblivion where you will join those
who have even forgotten how to swim and how to ride a bicycle.

No wonder you rise in the middle of the night
to look up the date of a famous battle in a book on war.
No wonder the moon in the window seems to have drifted
out of a love poem that you used to know by heart.

 

Dimenticare

Il nome dell’autore è il primo ad andarsene
lo segue ubbidientemente il titolo, la trama
la fine strappalacrime, l’intero racconto
che ad un tratto diventa uno che non hai letto,
di cui non hai neanche sentito parlare,

è come se, uno dopo l’altro, i ricordi in cui tu trovavi rifugio
avessero deciso di ritirarsi nell’emisfero sud del tuo cervello,
in un paesino di pescatori dove non ci sono telefoni.

Tempo fa con un bacio fa hai detto addio ai nomi delle nove Muse
e hai guardato l’equazione di secondo grado fare le valigie
e perfino ora mentre memorizzi l’ordine dei pianeti

qualcos’altro sta rapidamente scivolando via, uno stadio del fiore forse,
l’indirizzo di uno zio, la capitale del Paraguay.

Qualsiasi cosa sia quella che stai faticosamente cercando di ricordare
non è sospesa sulla punta della tua lingua,
né se ne sta nascosta in qualche oscuro angolo della tua malinconia.

É stata trascinata via lungo un tenebroso fiume mitologico
il cui nome inizia con una L così lontano che neanche lo rammenti,
fonte nel tuo personale cammino verso l’oblio dove ti unirai a quelli
che hanno perfino dimenticato come nuotare o come andare in bici.

Non stupirti di alzarti nel cuore della notte
alla ricerca della data di una famosa battaglia in un libro sulla guerra.
Non stupirti se la luna nella finestra sembra essere portata
alla deriva da una poesia d’amore che eri solito sapere col cuore.

Sweet talk

You are not the Mona Lisa
with that relentless look.
Or Venus borne over the froth
of waves on a pink half shell.
Or an odalisque by Delacroix,
veils lapping at your nakedness.
You are more like the sunlight
of Edward Hopper,
especially when it slants
against the eastern side
of a white clapboard house
in the early hours of the morning,
with no figure standing
at a window in a violet bathrobe,
just the sunlight,
the columns of the front porch,
and the long shadows
they throw down
upon the dark green lawn, baby.

Billy Collins©.

Parole dolci

Tu non sei la Monna Lisa
con quel suo sguardo ambiguo.
O Venere che nasce dalla spuma
del mare sulla metà di una conchiglia rosa
O un’odalisca di Delacroix,
avvolta nei veli della tua nudità.
Tu sei più come la luce
di Edward Hopper,
specialmente quando cade
sul lato ad est
del bianco rivestimento di una casa
alle prime ore del mattino,
senza nessuno che se ne sta
alla finestra in un accappatoio viola,
solo la luce,
le colonne del portico,
e le lunghe ombre
che si allungano
sul verde scuro del prato, baby


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